Nel mirino






Buona o cattiva che sia, la notizia è che questo piccolo blog disperso nella rete come una barchetta nel vasto oceano, frequentato da un pubblico di nicchia interessato ai temi della questione maschile e quindi sostanzialmente inascoltato e irrilevante rispetto ai grandi flussi della comunicazione mediatica, che di questione maschile non vuole proprio sentir parlare, questa piccola voce isolata - dicevamo - riesce, comunque, a dare fastidio pur nelle sue infinitesimali dimensioni.
Da quali risonanze mediatiche possano arrivare certi segnali, da quale eco rimbalzino le reazioni e quali preoccupazioni possano suscitare i messaggi nella bottiglia che da qui si gettano nella corrente rispetto a chi ha ben altre attenzioni, seguito e indici d'ascolto rimane uno di quei misteri che è bene accogliere come la parte buona della notizia.
Comunque sia, il fatto è che ho ricevuto una comunicazione personale, tramite posta elettronica, da quella Barbara Spinelli di cui ho scritto in alcune occasioni.
Ne ho scritto non perché sia interessato alla sua persona - ci mancherebbe - ma in quanto personaggio pubblico e pubblicamente impegnato come "femminista" di punta sullo scenario nazionale; ne ho scritto perché interessato alle sue idee o, meglio, perché interessato a contrastare le sue idee femministe.
Idee e opinioni politiche che riguardano anche me - in quanto uomo - dato che vorrebbero incasellarmi pregiudizialmente tra i sospettabili di violenza ed altre nefandezze - in quanto uomo - secondo un'assurda logica che attribuisce meriti e demeriti, peccati originali e innocenze originali, virtù ed infamie in base all'identità sessuale: in quanto uomo e in quanto donna.
Quella stessa logica, altrettanto assurda, che spacca il mondo come una mela per separare l'umanità tra soggetti inermi per definizione, le femmine, e soggetti dominanti per definizione, i maschi, e da ciò fa discendere la necessità che i soggetti inermi vengano considerati incolpevoli e giustificabili sempre e comunque, mentre quelli dominanti colpevoli e ingiustificabili sempre e comunque.
Ce n'è più che abbastanza per sentirsi minacciati nella propria intima natura maschile da un pregiudizio inaccettabile e combattere quelle strampalate idee - peraltro non prive di oscuri precedenti storici - con tutti i mezzi leciti a disposizione.
E' ciò che faccio, nel mio piccolo.
Visto lo spiraglio d'attenzione che si è venuto a determinare per ragioni imperscrutabili, ne approfitto tuttavia per rispondere direttamente e pubblicamente alla Spinelli, la quale leggendo queste pagine ha minacciato ritorsioni legali.
Le dirò, quindi, che non ho alcuna difficoltà a rimuovere dall'articolo Il femminicidio è una scellerata bugia la sua foto (peraltro pubblicamente reperita con una modesta ricerchina sul web) e alcuni vocaboli, che lei percepisce come offensivi (pur non essendolo), come potrà accertare lei stessa.
Non ho alcuna difficoltà ad accogliere la sua "richiesta" dal momento che nulla cambia nel merito delle idee lì sostenute le quali, è bene rammentarlo ancora, non investono la sua persona in quanto tale ma la sua figura pubblica, le sue opinioni (quelle sì, personali) e le sue battaglie politiche antimaschili.
Rimane la possibilità che lei voglia portare a processo le mie idee (anche se solo a pronunciarla una cosa simile lascia già il retrogusto del regime totalitario, dei tribunali del popolo, della criminalizzazione del dissenso).
In tal caso sappia che non arretro di un millimetro.
Non solo perché ho dalla mia la Costituzione della Repubblica italiana, che garantisce - ad oggi e speriamo anche in futuro - libertà di pensiero e di parola.
Ma anche perché non ci fossero i principi dello stato di diritto ad assicurare le mie libertà io le praticherei comunque, ancora di più e ancora più convintamente rispetto a chi le vorrebbe negare per i propri malsani progetti di ingegneria sociale.
Pertanto sappia che continuerò a considerare ed a definire, anche pubblicamente, il femminicidio una scellerata bugia negli stessi esatti termini e con le medesime argomentazioni riportate nell'articolo.
Ai quali, anzi, ne aggiungerei degli altri.
Il termine "femminicidio" è una figura retorica mutuata dal più ampio termine "genocidio" che, secondo le stesse definizioni dell'ONU - che lei ben conosce - significa il tentativo di annientamento, in tutto o in parte, di un gruppo sociale.
Lascio giudicare a chi legge se sia in atto nulla di simile nella nostra realtà o se non sia un modo per far credere all'opinione pubblica che esista qualcosa che non esiste, e per assecondare e fomentare sino a grandezze illogiche e parossistiche un vittimismo femminile senza più argini, confini e ragionevolezza.
Se non sia, per dirla in altre e più dirette parole, una mistificazione ideologica che parla un linguaggio contrario alla realtà delle cose per finalità politiche.
Lei è responsabile di questo.
Ma non la cito in giudizio per queste idee.
Mi basta contestarle, contrastarle e contraddirle pubblicamente perché la gente se ne renda consapevole.
Pertanto, essere preso di mira da lei, stare nel centro del suo mirino non mi spaventa neanche un po'.
Anzi, significa che i miei argomenti, a differenza dei suoi, sono buoni argomenti.
Mi stia bene....